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| NEWS: 31/05/2010 | |
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Leadership
Il concetto di leadership è considerevolmente mutato negli ultimi 20 anni. Dapprima fortemente collegato con l’autorità e con l’oscuro concetto di carisma, oggi significa fondamentalmente: capacità di coinvolgere.
Certo, per essere leader bisogna possedere un ruolo riconosciuto di guida, ma l’autorità da sola produce negli altri asservimento, non aiuta la motivazione spontanea e la collaborazione. E allora l’attaccamento ai ruoli di potere diventa l’unico interesse del leader che si affida solo alla sua autorità, e la ribellione è il sentimento prevalente di chi subisce una leadership di questo tipo.
Dunque, “Carisma”, per quanto attiene alla leadership, è un concetto confuso. La parola ha un’origine teologica e rimanda alla capà di influenzare gli altri, quasi per “dono divino”.
L’idea moderna di leadership ha preso le distanze da questo concetto, ritenendo che gli altri non vadano ciecamente influenzati, ma aiutati a sviluppare le proprie risorse e a determinarsi sui propri obiettivi.
La leadership si dispiega quando gli obiettivi di un gruppo o di una organizzazione sono condivisi e aiutano a sviluppare gli obiettivi personali dei membri del gruppo e gli obiettivi dei membri del gruppo sono funzionali agli obiettivi del gruppo.
Il leader è "semplicemente" il catalizzatore di questa straordinaria sinergia che, quando si realizza, può determinare effetti sorprendenti.
E’ per questa ragione che oggi si ritiene che per essere leader bisogna avere molte doti: competenza, buona capacità di creare rapporto, visione, realismo, congruenza, etc. etc.
Ma mettiamo in ordine queste doti.
Assodato che un moderno stile di gestione del personale ruota attorno alla figura del leader, è necessario individuare i compiti di una leadership che voglia affrontare le turbolenze del mercato, abbandonando la navigazione a vista, ma affidandosi al controllo di alcuni parametri.
Analizziamo una serie di compiti che competono alla leadership e che, come si potrà capire, non si conciliano con la gestione ordinaria dell’azienda. In un circolo virtuoso, quanto più un imprenditore si libera di impegni operativi affidati a collaboratori responsabilizzati, tanto più potrà occuparsi del futuro della sua azienda.
Un leader capace dovrà allora individuare i compiti più consoni alle necessità della propria impresa e più adeguati alla creazione di valore; per ciascun compito vedremo quale dovrà essere l’impatto sui collaboratori.
Compito del leader è possedere la vision che gli consenta di tracciare la rotta dell’impresa e di dare un senso alle azioni di ciascun collaboratore.
La vision deve essere ovviamente associata a ipotesi concrete e dimostrabili e alla capacità di essere comunicata in modo trasparente e facile. In questo modo i collaboratori accetteranno i valori che la vision richiede, potranno identificare e apprezzare il proprio ruolo in azienda, migliorare le proprie competenze, saranno invogliati ad assumersi responsabilità e parteciperanno alla creazione dell’intelligenza emotiva aziendale.
La mission è la ragion d’essere di un’azienda e deve essere pensata dalla leadership in modo che ciascun collaboratore, pur con diversi gradi di approfondimento, sia in grado di dare risposte precise relativamente alla ragion d’essere dell’impresa, ai suoi valori, ai suoi clienti, ai suoi prodotti e alle sue priorità strategiche.
La leadership deve assicurarsi che la mission aziendale soddisfi i seguenti requisiti: sia enunciata in modo chiaro e visibile, contenga le regole fondamentali della vita aziendale, sia rispettata da tutti e tenga conto della soddisfazione dei collaboratori.
La leadership dovrà operare al fine che la propria impresa raggiunga l’eccellenza grazie a competenze distintive che le consentano di essere diversa dalle altre.
Uno degli elementi del vantaggio competitivo di un’impresa è rappresentato dalla differenziazione; questa caratteristica può essere acquisita grazie al costante sviluppo delle competenze dell’azienda.
Le competenze distintive sono generalmente asset immateriali, si sviluppano attraverso lo studio, l’addestramento, l’aggiornamento, aiutano a migliorare l’autostima dei lavoratori e lo spirito di squadra.
Al fine di potenziare e di sfruttare le competenze distintive dell’impresa, la leadership dovrà aver ben chiari alcuni concetti: qual è il principale know-how dell’impresa, qual è il suo maggiore potenziale conoscitivo, quale prodotto1 mette in evidenza le competenze distintive, quale segmento di mercato può meglio apprezzare tali competenze e quali altre opportunità di business possono nascere dal know-how aziendale. In definitiva quali sono i propri punti di forza.
La leadership dovrà inoltre preoccuparsi di sviluppare in azienda le competenze emotive che consentono sia di trasmettere ai collaboratori cuore, entusiasmo, senso di appartenenza e spirito di sacrificio, sia di evitare la caduta nella routine, nella de-responsabilizzazione, nella burocratizzazione, e nel disimpegno emotivo.
Il leader deve aiutare gli altri a capire ciò che vede. Queste sono capacità di comunicazione e di rapporto.
Poi deve convogliare gli entusiasmi e la motivazione in progetti realistici e dare il buon esempio. Queste sono la capacità organizzativa e la congruenza. Infine, il leader deve saper guardare sia ai singoli elementi dell'organizzazione sia a come si influenzano reciprocamente e a come influenzano l'intero sistema. Questo è il pensiero sistemico.
Ora la domanda è: si può imparare a fare queste cose e ad essere leader?
Molte cose si possono apprendere e migliorare.
La nostra missione, il nostro impegno sono rivolti ad insegnare a migliorare le abilità di leadership di ciascuno di noi.
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